Suor Arcangela Tarabotti
- La redazione
- 7 giu 2022
- Tempo di lettura: 2 min

Arcangela Tarabotti vive nel Seicento, il secolo che precede l’Illuminismo, nel quale vivono i filosofi Cartesio e Spinoza, dell’assolutismo di Luigi XIV e della decapitazione di Carlo I (Inghilterra) e nel quale si combatte la guerra dei 30 anni.
VITA
Arcangela nasce il 24 febbraio 1604 a Venezia con il nome Elena Cassandra Tarabotti, cambierà il suo nome dopo la consacrazione a monaca.
Fin dall’infanzia ha un carattere fortemente passionale, viene destinata alla monacazione perchè leggermente zoppa come il padre. A quel epoca la monacazione era una alternativa valida alla vita coniugale. Entra a far parte del monastero delle benedettine di Sant’Anna quando ha solo 13 anni. A 16 è già novizia e a 25 è consacrata.
La monacazione è stata una scelta forzata e durante tutta la sua vita rimpiangerà la libertà perdura e la condizione delle donne che non sono libere di fare ciò che vogliono.
Nel monastero ella si ribella, non veste la tonaca e porta sempre i capelli lunghi e spettinati.
Durante la sua vita nel monastero riesce a procurarsi dei libri di filosofia e di letteratura (grazie al marito di sua sorella) e stringe amicizia com alcuni membri dell’Accademia degli Incogniti che era associazione di illuministi e libertini.
Scriverà e pubblicherà grazie a Giovan Francesco Loredan 5 libri.
Muore a Venezia nel 1652 e verrà seppellita nel camposanto del monastero.
OPERE
Il primo libro s’intitola “Tirannia paterna” ed è una campagna contro le monacazioni forzate nel 1651 e lo pubblicherà con il titolo “Semplicità ingannata” che verrà in seguito messo nell’Indice dei Libri Proibiti
Il secondo libro è “Paradiso monacale” (1643) racconta di un episodio autobiografico, Arcangela dopo una Confessione riscopre il bello di essere monaca.
Il terzo libro è “Antisatira” (1644) ed è un testo di risposta a Francesco Buoninsegni il quale criticava pesantemente il lusso delle donne
L’ultima opera è “Difesa delle donne” (1651) con lo pseudonimo “Galerana Barciatoti” (anagramma di Arcangela Tarabotti).
Rimarranno inoltre inediti i libri “Inferno monacale” e “Purgatorio delle mal maritate”.
Moltissime delle sue lettere sono arrivate fino a noi, queste testimoniano il collegamento con il mondo esterno, i tanti conoscenti che Arcangela Tarabotti aveva e le numerose tematiche da lei trattate.
PENSIERO
Abbiamo analizzato le tematiche trattate ne “La semplicità ingannata” e ne “Antisatira”.
La domanda che Arcangela Tarabotti si pone è sul perché ci sia violenza contro le donne. E dopo un’accurata analisi storico-biblica, ella sentenzia che la violenza degli uomini è la loro sensazione di essere inferiori alle donne e quindi le accusano di vanità e debolezze a cui egli primo si abbandona all’eccesso,
gli uomini senza donne sarebbero deboli.
Biblicamente Adamo non attua delle prove prove di superiorità su Eva: egli è lo schermo della compagna infatti è stato Dio a far nascere la donna dalla sua costola.
Per Arcangela Tarabotti gli uomini non riconoscono l’eleganza e le qualità delle donne che se riconosciuti gioverebbero alla vita pubblica delle città, per la filosofa questo riconoscimento è solo una questione di tempo.
“ Nessun divieto umano può impedire alle donne di farsi un’idea del mondo anche nella clausura del convento Arcangela Tarabotti è riuscita a comprendere una parte di mondo, la parte che le era visibile da lì: teologia dalle preghiere, una piccola ma solida filosofia dalla sua concreta vita”
FONTI
Libro “Donne che pensano il mondo” di Mauro Mocchi



Commenti